Emozioni, corpo e cultura

Dalla stretta allo stomaco o al groppo in gola quando dobbiamo affrontare un esame, un’interrogazione o altre situazione che procurano ansia; alla tachicardia e reazioni dell’apparato digerente in condizioni di particolare paura che possono provocare anche involontarie paralisi muscolari; o ancora il rossore che colora le guance quando proviamo vergogna, sono molte e considerevoli le connessioni tra il sistema nervoso autonomo e le nostre espressioni emotive.

Il sistema nervoso autonomo si divide in sistema simpatico e parasimpatico che controllano le funzioni involontarie del nostro corpo, come la respirazione, il battito cardiaco e i movimenti peristaltici che caratterizzano la digestione ed hanno effetti opposti, il primo di attivazione e il secondo di inibizione. Il sistema nervoso simpatico determina l’aumento del battito cardiaco, del livello pressorio e della respirazione assieme alla contrazione muscolare e si attiva principalmente nelle condizioni cosiddette di “attacco/fuga”, quelle cioè che caratterizzano le situazioni di potenziale pericolo. Il sistema parasimpatico, invece, è coinvolto nelle situazioni di riposo e dunque al contrario provoca la diminuzione del battito cardiaco, del livello pressorio e del ritmo respiratorio assieme al rilassamento muscolare. Tali sistemi sono in stretto rapporto con l’apparato linfatico che è responsabile dell’immunizzazione del corpo e quindi della difesa dalle malattie e che è coinvolto anche nelle patologie tumorali.

Esiste ed è ampiamente dimostrata una stretta relazione tra emozioni e manifestazioni fisiche e così accade in reazioni emotive basilari come nel riso e nel pianto. Per quanto il nostro corpo sia un sistema efficace biologicamente determinato è azzardato, quindi, pensare che esista una causalità esclusivamente fisiologica. Possiamo forse parlare di una complessità di fattori che tengono conto della biologia come dell’epigenetica e dell’esperienza diretta.

Pensiamo ad esempio ai casi in cui l’attivazione nervosa non è determinata da situazioni di pericolo reale o percepito, come nell’attacco di panico, o ai casi in cui vi sono dolori, manifestazioni cutanee, le crisi epilettiche (PNES) ecc che non hanno una dimostrazione organica.

Questo accade perché rispetto all’uomo e a differenza degli animali la biologia, la fisiologia si intreccia con tutte le determinanti che sono legate alle relazioni significative, alla cultura, all’essere inseriti, insomma, in un sistema simbolico che ha a che fare innanzitutto con la caratteristica dell’essere capaci di parola. Ed è per questa caratteristica esclusiva dell’essere umano che per reciprocità la parola stessa può essere terapeutica e procurare effetti che abbiano risvolti fisici.

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